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METROPOLIS PARTE III
MMmmh.... vediamo.
Una persona seduta su una panchina in mezzo al cemento e le statue postmoderne riflette sul tempo:
non mi trovo bene col tempo.... Perchè il tempo sembra all'uomo circolare.
Nel bambino il tempo soggettivo passa lentamente, poi cresce cresce e cresce fino a diventare morte.
Tempo circolare che se ne frega dell'uomo, anche se senza uomo non esiste e non può essere neanche percepito.
Circolare come lo scorrere del nostro pianeta intorno al Sole, sfreccciando insieme a esso lontano nell'infinito.
METROPOLIS -EPISODIO DUE-
Ora la città è deserta, una mattina continua che segna dall'alto di un campanile le 11:12. Nessuno per strada e lo sguardo si dirige volando a mezz'aria fra i grattacieli della METROPOLI, nulla assoluto, macchine parcheggiate nel sole opaco di un'estate appena iniziata con sonnolenza, il vuoto. Colori opachi e sole pieno ma che non scalda, un sole freddo e una temperatura come durante l'eclisse.
E quei fiori coloratissimi che splendono giganteschi ovunque nelle strade deserte, una bellezza che nessuno mai vedrà.
METROPOLIS -EPISODIO UNO-
L'occhio scende dall'alto verso la città invasa dai miasmi neri e toccando terra ivade quello che è territorio dell'uomo. Quanto ci può essere di xenofobo in uno sguardo? Forse tutto il mondo racchiuso in una sfera di vetro piena di neve sintetica: un castello posizionato sulla vetta più alta, e lui lassù a scrutare nell'oscurità, nel buio più completo.
Ora in mezzo alla città le ombre si focalizzano ferme nel tempo, morte, un orologio fermo e rotto segna le stesse ore e gli stessi attimi di vita che dopo un frammento diventano polvere e transmutano in materia di ricordo solo in altro momento presente.
Tempo non sufficiente, materia che si ricrea continuamente, morendo e nascendo, trasmigrazione continua di anime verso un orizzonte lontano in apparenza; ora invece tutto sembra trasparente e vediamo così un angolo di futuro in tranquillità, solo un rilassamento dopo la contrazione della morte, nulla più.